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Il popolo Saharawi (popolo del deserto), deriva dalla fusione di tribù berbere e beduine autoctone e di elementi arabo-yemeniti .
I Saharawi attualmente vivono divisi tra il Sahara Occidentale, occupato per il 70% illegalmente dal Marocco dal 1975, i territori liberati ( circa il 30%) dal Fronte Polisario e i campi profughi in Algeria.
Il Marocco, per proteggere le sue conquiste, ha eretto il cosiddetto “Muro della vergogna”, lungo 2400 Km, circondato da tre milioni di mine e sorvegliato da 130mila soldati. Numerose risoluzioni dell’ONU, hanno stabilito il diritto del popolo saharawi al ricongiungimento e all’autodeterminazione, con il conseguente ritiro del Marocco, ma a tutt’oggi nessuna di queste ha dato esiti concreti.
Trentacinque anni fa centinaia di migliaia di saharawi, per sfuggire all’occupazione marocchina, hanno trovato rifugio in campi profughi posti nell’hammada attorno a Tindouf, città a sud-ovest dell’Algeria, un deserto di pietre e sassi, privo di acqua, con scarsissima vegetazione, uno dei luoghi più ostili della Terra.
Qui il 27 febbraio del 1976 viene proclamata la R.A.S.D., la Repubblica Araba Democratica Saharawi, riconosciuta da oltre 70 paesi nel mondo. Mohamed Abdelaziz, 63 anni, ex presidente della Repubblica araba saharawi, diceva: “…Il nostro popolo vive complessivamente una situazione di sofferenza e oppressione, sia che si trovi nei campi, sia che viva all’estero, sia che risieda nella zona occupata."