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LA CULTURA - Fiabe, proverbi e poesie

Brani tratti dalla tesi di laurea (anno accademico 2005/2006) in Comunicazione Interculturale di Rosa Solinas “Il popolo Saharawi tra passato e presente”.

I racconti, nella società saharawi, si trasmettevano oralmente all’interno della famiglia, generalmente da nonno a nipote. Uno dei momenti preferiti per raccontare le storie era la notte, prima di andare a dormire, come un modo per aiutare i bambini a dormire serenamente. Il giorno seguente commentavano tra amici la storiella ascoltata la notte precedente.
All’epoca della società nomade saharawi, i bambini ogni mattina si dedicavano al pascolo degli animali. Si riunivano in un gruppo di amici e, mentre gli animali mangiavano, si disponevano attorno a chi sapeva più storie e le raccontava agli altri. In questo modo i racconti si sono trasmessi e sono arrivati fino ad oggi.
Ora i racconti e le fiabe saharawi sono utilizzati soprattutto nella scuola dell’infanzia, come un metodo di apprendimento della lingua per più piccoli; ma anche all’interno delle tende le fiabe continuano ad essere raccontate dai grandi della famiglia. Le fiabe rappresentano l’elemento più importante della narrativa saharawi. Gli animali sono rappresentati con le caratteristiche degli umani, i più importanti sono: il Ganfud (riccio), che è il più furbo, la Lehbara (gallina del deserto), un animale pacifico e mediatore nei conflitti, Edib (sciacallo), ingannevole, ladro, astuto, Enerab (lepre del deserto), debole e manipolata dai più grandi, Edbaa (lupo) che appartiene alla banda che si schiera a favore di Sbaa (leone), re dei piccoli e grandi animali, che col suo carattere dispotico esercita il suo potere con l’uso della forza.        (segue)