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LA CULTURA - La religione

Donna con bambinaDa un discorso di Omar Mansur, ministro della Repubblica Araba Saharawi Democratica: “Il popolo saharawi  ha origini curiose. E’ uno strano mix di tre popolazioni: i berberi, gli arabi, gli africani. Questo cocktail si realizza in un luogo, il deserto, che fa sì che noi siamo sì musulmani, ma anche molto aperti, tolleranti, capaci  di accettare le differenze. Noi per esempio riteniamo che il fondamentalismo sia una mal comprensione dell’Islam e del libro sacro del Corano. Per noi l’Islam non è diverso dal cristianesimo e dal giudaismo, per quelli che sono i principi fondamentali. Portano lo stesso messaggio, in lingue diverse. Non c’ è una “casa di Dio”. Dio è ovunque e se vuoi parlare con lui puoi farlo dove vuoi: in casa tua, in mezzo al deserto. Per questo noi non accettiamo nessun Imam e non abbiamo luoghi obbligatori per il rito sacro. Certamente prima di costruire una moschea costruiamo una scuola, un ospedale, un centro per bambini handicappati. Siamo religiosi, ma siamo liberi e tolleranti”.
Nei campi profughi non esistono moschee. I saharawi erano chiamati il “popolo dei santi” per il rifiuto dell’intolleranza e del fanatismo e spesso sono considerati “i musulmani laici”, per una religione priva di fanatismo.